Come dialogare sulla vita e sulla morte con i bambini: La Foglia Muriel

Quando muore una persona cara, noi adulti viviamo il dolore, esprimendolo ed elaborandolo   attraverso modalità psichiche personali. Quante volte, invece ci siamo trovati a dover parlare della morte ad un bambino e cercando le parole giuste per consolarlo? O cercando risposte adeguate alla domanda “perché è morto?“ E tanti altri “perché” che il bambino ci ha posto riguardo la scomparsa della persona cara…

A volte non è facile per genitori, educatori, insegnanti affrontare il tema della morte con i propri figli e alunni, in quanto i discorsi e spiegazioni logiche non colmano il dolore che il bambino sente e non lo consolano. Lo consola la presenza dell’adulto e il contatto fisico, come l’abbraccio che rassicura. E’ consolante e d’aiuto ai bambini nel processo di elaborazione del lutto, ascoltare dagli adulti storie e metafore sulla morte in quanto con il linguaggio analogico, metaforico riusciamo a dialogare con la parte psichica che soffre ed è spaventata e a trasmettere rassicurazione riguardo un evento che, sebbene resti misterioso in quanto noi vivi non possiamo farne esperienza in vita, la morte fa parte della vita degli esseri umani e di tutti gli esseri viventi.

Morire fa parte del nostro ciclo di vita e il linguaggio metaforico di alcune storie aiuta il bambino ad accettare nella propria psiche questo evento di vita che provoca il dolore e il pianto consoni all’esperienza di perdita di una persona cara.

A questo proposito, la Storia della Foglia Muriel, scritta dal sociologo Leo Buscaglia.

 

LA FOGLIA MURIEL

La primavera era finita.

Anche l’estate.

La foglia Muriel si era fatta grande. La sua parte mediana era larga e robusta, i suoi cinque lobi diritti e appuntiti.

In Primavera, quando aveva fatto la sua apparizione, non era che un piccolo germoglio su un ramo abbastanza grosso prossimo alla cima di un albero maestoso.

Muriel era circondata da centinaia di foglie uguali a lei, o che almeno così sembravano. Ma non tardò a scoprire che non esistevano due foglie uguali, neanche sullo stesso albero. Accanto a lei c’era una foglia che si chiamava Marjon. Monica era la foglia alla sua destra, mentre quella così graziosa che le pendeva sul capo aveva nome Magda. Erano cresciute tutte insieme, insieme avevano imparato a danzare con le brezze primaverili, a dondolarsi mollemente al sole d’estate, a lavarsi sotto lo scroscio rinfrescante delle piogge.

Ma l’amica del cuore di Muriel era Martha. Martha era la foglia più grande del ramo, e si sarebbe detto che fosse stata lì prima di tutte le altre. Era anche la più saggia e la più esperta, o così almeno sembrava a Muriel. Fu Martha a informare le altre che facevano parte di un albero. Fu Martha a spiegare che quell’albero cresceva in un giardino pubblico. Ancora Martha disse loro che l’albero aveva solide radici nascoste laggiù, sotto terra. E poi raccontò del sole e della luna e della stagioni e delle stelle. Parlò degli uccellini che si posavano sul loro ramo per intonare canti mattutini.

Muriel era contenta di essere una foglia. Le piaceva il suo ramo e voleva bene alle sue sorelline. Che soddisfazione trovarsi lassù nel cielo scaldata dai raggi del sole, animata dal gioco del vento, toccata dalle ombre candide e soavi della luna!

L’Estate soprattutto era stata bellissima. Che delizia quelle giornate così lunghe, così calde. E che pace in quelle tiepide notti.

C’era stata gran folla d’estate nel giardino. Spesso la gente veniva a sedersi sotto l’albero di Muriel.

Martha le aveva spiegato che uno degli scopi dell’albero era far ombra.

“Che cos’è uno scopo?” aveva chiesto Muriel.

“Uno scopo è una ragione d’essere!” aveva risposto Martha.

“Rendere le cose più gradevoli agli altri è una ragione d’essere. Altra ragione d’essere è far ombra ai vecchi che vengono qua sotto per sfuggire al caldo che c’è a casa loro e così pure offrire un angolino fresco ai bambini che si radunano a giocare e far vento tutte insieme alla gente che siede sull’erba e fa picnic su una tovaglia a scacchi. Tutte queste cose sono ragioni d’essere.”

Muriel trovava simpatici soprattutto i vecchi. Sedevano sul prato, tranquilli, silenziosi, e se ne stavano così, senza muoversi o quasi. A bassa voce chiacchieravano del tempo che fu.

Anche i bambini però erano uno spasso, sebbene qualche volta incidessero nella corteccia il loro nome o vi scavassero dei buchi. Ma pazienza! Era così bello sentirli ridere, vederli correre senza mai stancarsi.

Presto l’Estate di Muriel finì.

Accadde in una notte d’ottobre.

Muriel non aveva mai avuto tanto freddo. Tutte le foglie tremavano, intirizzite, erano ricoperte da un’esile guaina bianca che infine si sciolse lasciandole bagnate di gelida guazza e lucenti nel sole del mattino.

Fu ancora Martha a spiegare come stessero le cose. Disse che avevano sperimentato per la prima volta la brina. La brina annunciava che ormai era autunno e che tra poco sarebbe arrivato l’inverno.

Ed ecco che quasi di punto in bianco tutto il giardino cambiò aspetto vestendosi di una gran varietà di colori. Non restava una sola foglia verde. Marjon era diventata di un giallo intenso, Monica di un allegro arancione. A Magda era toccato un bel rosso fiamma e a Martha un viola austero, mentre Muriel era vestita di rosso e d’oro e di turchino. Le foglie erano uno splendore. Muriel e le sue amiche avevano trasformato l’albero in un arcobaleno.

“Ma come mai siamo tutte di colore diverso,” domandò Muriel “dal momento che apparteniamo allo stesso albero?”

“Ciascuna di noi è diversa. Abbiamo vissuto esperienze diverse. Ognuna si è esposta al sole a modo suo. Ognuna ha proiettato l’ombra diversamente. Come potremmo non avere colori diversi?”.

Martha diceva cose piene di buonsenso. Poi comunicò a Muriel che quella stagione si chiamava Autunno.

Un giorno accadde un fatto molto strano. Le brezze che in passato invitavano a ballare, presero a infierire sulle foglie, a scollarle, a tormentarne i piccioli. Qualche foglia dovette lasciare suo malgrado il ramo. Si staccò rimanendo in balìa del vento, volò un poco qua e là, si posò a terra dolcemente.

Tutte le foglie rabbrividivano di paura.

“Che diamine succede?”

Chiedevano le foglie bisbigliando appena.

“E’ quanto capita in Autunno”. Disse Martha. “E’ tempo per le foglie di andare a stare altrove. Dicono alcuni che questo si chiami morire.

“E moriremo tutte?” domandò Muriel.

“Certo,” rispose Martha “non esiste cosa che non muoia. Non importa che sia piccola o grande, fragile o robusta. Per un po’ compiamo il nostro lavoro, sperimentiamo il sole e la luna, la pioggia e il vento. Impariamo a ridere e a ballare. Poi, alla fine, moriamo.”

“Ma io non voglio!” esclamò Muriel, decisa. “Tu vuoi morire, Martha?”

“Io sì,” replicò Martha “quando sarà la mia ora.”

“E quando arriverà?” domandò Muriel.

“Questo nessuno può saperlo con certezza” rispose Martha.

Muriel si accorse che le altre foglie continuavano a staccarsi dai rami.

“Si vede,” pensò “che la loro ora è già suonata.” Notò che qualcuna, prima di cadere, si dibatteva nel vento. Altre semplicemente si lasciavano andare e quietamente scendevano giù.

In poco tempo l’albero rimase quasi nudo.

“Ho paura di morire!” disse Muriel a Martha. “Io non so cosa ci sia là dove cadiamo.”

“E’ naturale, Muriel” la rassicurò Martha. “Chi non ha paura dell’ignoto? Però, tu non ti sei spaventata quando la Primavera è diventata Estate. E nemmeno quando l’estate è diventata Autunno. Sono stati cambiamenti naturali. E allora, perché temere la stagione della morte?”.

“Anche l’albero muore?” chiese Muriel.

“Sì! un giorno morirà anche lui. Ma esiste una cosa più forte anche dell’albero. La Vita. Lei non muore mai. Tutti noi siamo parte della Vita.

“E dove ce ne andremo quando saremo morte?”.

“Nessuno può dirlo con sicurezza. E’ questo il grande Mistero!

“Credi che torneremo, in Primavera?”

Noi forse no, ma la Vita sì.

“Ma allora qual’ è la ragione di tutto ciò?” Muriel non la finiva più, con le domande.

“A che scopo siamo state qui, se dovevamo cadere e morire tutte quante?”

Martha le rispose con il solito buonsenso. “Lo scopo è stato conoscere il sole e la luna. Vivere insieme felici e contente. Fare ombra ai vecchi e ai bambini. Vestirci dei colori dell’Autunno. Conoscere le stagioni. Ti sembra poco, Muriel?

Quel pomeriggio stesso, nella luce dorata del crepuscolo, Martha si lasciò andare. Cadde senza sforzo e nel cadere parve sorridere, serena.

Disse: “Per il momento arrivederci, Muriel”.

Da quel momento Muriel rimase sola.

Sul ramo non c’era che lei.

L’indomani cadde la prima neve. Era soffice, bianca, carezzevole. Ma fredda, troppo fredda. Quel giorno fu molto breve, e il sole non comparve. Muriel si accorse di rattrappirsi, di raggrinzirsi, di scolorire. Faceva un freddo terribile e la neve le gravava addosso.

All’alba si levò il vento e la rubò al suo ramo. Muriel non sentì male.

Fluttuò verso terra dolcemente, lentamente, in silenzio.

Mentre cadeva, vide per intero il suo albero. Com’era forte e ben piantato! Sicuramente avrebbe vissuto ancora molto tempo. Era stata parte della sua vita, e ne andava fiera.

Muriel atterrò su un monticello di neve. Era soffice e – stranamente – le parve quasi tiepido.

In quella posizione insolita si sentì comoda come non era mai stata in vita sua.

Chiuse gli occhi e si addormentò.

Non sapeva che dopo l’inverno la Primavera sarebbe tornata, che la neve si sarebbe sciolta per diventare acqua.

Non sapeva neppure che lei, secca e ormai in apparenza priva di scopo, si sarebbe impregnata di quell’acqua e avrebbe contribuito a irrobustire l’albero.

Ma soprattutto non sapeva che a due passi da lei, celati sotto terra, c’erano già i progetti per fabbricare foglie nuove, in Primavera.

(  Leo Buscaglia )

 

SPUNTI PSICOEDUCATIVI e CREATIVI PER  GENITORI, EDUCATORI, INSEGNANTI :

Cari genitori, educatori, insegnanti attraverso la lettura della storia del ciclo di vita della foglia Muriel  avrete l’opportunità di dialogare della vita e della morte,  insieme ai vostri bambini.

La storia sopra riportata con dialoghi e personaggi, si presta a varie attività psicoeducative e creative:

  • Drammatizzazione teatrale in gruppo, (assegnazione di ruoli e battute) .

 

  • Rappresentazione grafica individuale attraverso la divisione in sequenze (le 4 stagioni) con fumetti che il bambino è libero di disegnare.

 

  • Disegno di gruppo dell’albero e ciclo delle foglie (rappresentando ogni stagione). Su ogni foglia, ad ogni stagione, il bambino più scrivere un pensiero che lo ha colpito di più.

 

  • Esercizio di gruppo corporeo : la danza delle foglie che cadono. A gusto dell’insegnante educatore, scelta di musiche che accompagnino i bambini a danzare e ad “impersonare” con il corpo e i movimenti del corpo …le foglie che si staccano dai rami dell’albero.

 

Questi sono solo alcuni spunti creativi ed espressivi…

Benvengano altre idee ed attività espressive che sono apparse nella vostra mente alla lettura di questa splendida storia. 

 Fatemi sapere delle vostre esperienze  con i bambini,contattandomi alla casella di posta elettronica info@pierangelavallese.it

Buon lavoro! 

dott.ssa Pierangela Vallese

psicologa psicoterapeuta Gestalt

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