Sentirsi  “Spugna “: Quando Sentire Troppo le Emozioni degli altri, fa stare male…

Scelgo un testo poetico per parlarvi di come la Sensibilità, da Risorsa Interiore quale è, diventa punto di fragilità e malessere interiore per molte persone, se non si impara a mettere “Confini “sani agli altri per ascoltare in primis se stessi, i propri bisogni e prendersi davvero cura di sé.

 Spesso questo malessere connesso nell’essere “Spugna” e sentirsi di conseguenza “Esauriti” nelle relazioni, spinge le persone ad iniziare percorsi di psicoterapia, dove partendo da situazioni attuali, vengono rintracciate le “Origini“ di questo modo di stare nelle relazioni interpersonali e nella relazione terapeuta-paziente, (come ad esempio nell’approccio gestaltico) si sperimentano nuovi modi per uscire da questa modalità disfunzionale per la persona.

Il testo che segue è di Chadra Livia Candiani, poetessa e scrittrice che, attraverso il suo scrivere per immagini metaforiche restituisce ai lettori, le sensazioni, le emozioni, pensieri e vissuti in cui è possibile riconoscersi e così sentirsi meno “sbagliati” quando si è molto sensibili e si ha difficoltà a mettere i sani “paletti” nelle relazioni.

In questo breve testo, la Candiani parla anche delle possibilità che ha sperimentato personalmente  per “uscire” dalla  modalità “Spugna”, con una “nuova forma”, una nuova metafora della propria esistenza per essere in relazione con l’altro .

“..Sono stata Spugna.

Per molti anni, 

quasi tutta la giovinezza,

appena incontravo qualcuno, ero spugna.

L’avevo imparato nell’infanzia. Stai lí e assorbi  Tutto.

Non so come, ma quando si incontra una spugna, gli altri si sentono invitati a parlare moltissimo.

Quando poi se ne andavano, ero stanchissima e opaca, completamente senza riflesso.

Certe volte andavo a dormire raggomitolata sotto il piumino e quando provavano a svegliarmi mi lamentavo e mi ci avvolgevo ancora piú stretta, come in un bozzolo.

Quando una volta finalmente mi chiesero: «Ma cos’hai? Sei malata?»

Risposi solo: «Ho visto gente».

E allora compresi che era ora di finirla.

Per un po’ mi chiusi a riccio:  Non volevo piú vedere nessuno.

Poi,

Dopo anni di India, di tecniche di meditazione e di approdo a comprendere che stare con il Respiro  non è una tecnica ma una storia d’amore,

mi sono tramutata,

piano piano, con lenta costruzione,

in Fontana.

Posso ancora ascoltare, ma solo finché c’è acqua che scorre

e la fontana non trabocca.

Ma soprattutto,

la fontana è lí a disposizione,

chi vuole ci va a bere e lei non assorbe niente, scorre.

Il Cuore non è Spugna,

è Fontana. “

di Chandra Candiani, brano estratto  da ‘Questo immenso non sapere’ (Einaudi).

 

Dott.ssa Pierangela Vallese

Psicoterapeuta

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